L'origine del Carnevale di Verona, meglio noto come "Bacanàl del Gnoco", si perde nella notte dei tempi. Secondo varie ipotesi, esso si ricollegherebbe ad alcuni elementi costitutivi del Baccanale, ad antichissimi riti pagani e al ciclo di Demetra, la dea greca delle messi e della fertilità, identificata dai Romani con Cerere.
La tomba di Tomaso da Vico nella foto si trova tra la basilica di San Zeno e la Chiesa di San Procolo, colui che, secondo la tradizione popolare, donò i suoi beni per celebrare il Venerdì Gnocolàr.
Il corteo e il percorso del Venerdì Gnocolàr - Come si svolgeva un tempo la sfilata del Venerdì Gnocolàr? Una delegazione mascherata partiva da San Zeno e si dirigeva verso Piazza dei Signori per invitare il governatore o il podestà e le massime autorità a partecipare al nostro Carnevale.
Come abbiamo visto nella puntata precedente, il corteo partiva da Piazza dei Signori con le autorità, la mascherata dei sanzenati e il carro dell’abbondanza — come documentato da numerose stampe del Settecento e dell'Ottocento — compiendo un triplice giro attorno alla piazza prima di dirigersi verso San Zeno.
Il termine maccherone, in passato, indicava ogni sorta di pasta, compreso lo gnocco. Il nome deriva dal latino medievale maccume, una polenta di fave la cui etimologia rimanda al battere o all'impastare (dal termine macàr). Queste preparazioni a base di legumi venivano distribuite al popolo per commemorare i defunti, un'usanza che sopravvive oggi nella festa di San Giorgio inganapoltron, in una zona dove si trovano i resti di un tempio pagano degli Arusnati.
Come abbiamo anticipato nelle puntate precedenti, il progenitore del Papà del Gnoco è stato il Maccheron Maggiore, il cui costume richiama da vicino quello di Pulcinella, così come raffigurato nei dipinti settecenteschi del pittore veronese Marco Marcola.
Il Maccheron Maggiore, o Capo dei Maccheroni, rimaneva in carica tre anni e veniva eletto da trentasei capifamiglia della contrada di San Zeno, secondo un regolamento stabilito dalle autorità per sedare i frequenti dissapori interni.
Nel 1838, dopo oltre vent'anni di declino che avevano ridotto il Carnevale a un evento poco animato, il podestà Giovanni Girolamo Orti Manara introdusse profonde innovazioni per risollevare le sorti del "Patrio Baccanale".
Secondo gli studi condotti dallo storico Alverio Merlo, l'attuale costume del Sire è un fitto intreccio di riferimenti allegorici che trasformano la maschera in una vera e propria cronaca visiva della città.
Dopo un lungo periodo di crisi durato più di vent'anni, il 1923 segnò la sfolgorante rinascita del Carnevale veronese, accolta con un entusiasmo senza precedenti.