Il termine maccherone, in passato, indicava ogni sorta di pasta, compreso lo gnocco. Il nome deriva dal latino medievale maccume, una polenta di fave la cui etimologia rimanda al battere o all'impastare (dal termine macàr). Queste preparazioni a base di legumi venivano distribuite al popolo per commemorare i defunti, un'usanza che sopravvive oggi nella festa di San Giorgio inganapoltron, in una zona dove si trovano i resti di un tempio pagano degli Arusnati.

Nel corso dei secoli, dai maccheroni di acqua e farina con l'aggiunta di pangrattato si passò a quelli arricchiti con burro e formaggio, simili agli gnocchi di malga, dando vita al "Vènardi Casolàr". Grazie al contributo del francese Parmentier nel XVIII secolo, che promosse l'uso della patata in cucina, la consistenza dell'impasto cambiò: da quella morbida a base di farina di grano a quella corposa con crema di patate. Anche la forma si evolse, passando da allungata a più tondeggiante, simile a un "nodo del legno"; questo portò alla nascita del termine "gnocco", parola la cui presenza risale al periodo longobardo. Gli gnocchi di patate si diffusero in Italia verso la fine dell'Ottocento. Nello stesso periodo in cui gli gnocchi prendevano piede, scomparve la figura del "Maccheron Maggiore" vestito alla Pulcinella, per far posto all'odierno "Papà del Gnocco". Andrea Toffaletti