Secondo gli studi condotti dallo storico Alverio Merlo, l'attuale costume del Sire è un fitto intreccio di riferimenti allegorici che trasformano la maschera in una vera e propria cronaca visiva della città.
La forma del cappello richiama il baldacchino di Piazza San Zeno, luogo storico della distribuzione degli gnocchi, mentre i cinque nastri che ne pendono rappresentano i rioni in cui era suddivisa Verona nel XIII secolo. Lo scettro a forma di forchetta, il celebre "pirón", simboleggia l'atto del nutrire il popolo attribuito a Tomaso da Vico; insieme al mantello, esso incarna il potere sovrano che il Sire esercita simbolicamente nel giorno del Bacanal, quando riceve dal podestà le chiavi della città.
Ogni dettaglio del vestito nasconde un significato profondo: la protuberanza che sporge sotto il mantello rosso ricorda la fame del popolo finalmente sedata, mentre il panciotto è l'emblema dell'abbondanza ritrovata. Lungo l'abito sono posizionati dei sonagli che, secondo antichi riti pagani, avevano il compito di scacciare il maligno con il loro frastuono. Anche le calzature hanno un valore simbolico, essendo simili a quelle con i "batòcoli" rossi un tempo indossate dall'Abate di San Zeno, massima autorità religiosa. Infine, la folta barba bianca corona la figura del Sire come simbolo universale di saggezza e benevolenza. Andrea Toffaletti