Nel 1838, dopo oltre vent'anni di declino che avevano ridotto il Carnevale a un evento poco animato, il podestà Giovanni Girolamo Orti Manara introdusse profonde innovazioni per risollevare le sorti del "Patrio Baccanale".

La novità principale fu l'istituzione della cavalcata di Tomaso da Vico, celebrato come protagonista della festa e scortato da ventiquattro cavalieri in costume del XVI secolo, che accompagnavano anche la carrozza delle autorità. In quel periodo nacque l'inno ufficiale della manifestazione e al tradizionale Carro dell'Abbondanza si aggiunsero i carri allegorici delle arti e delle professioni; quell'anno, tuttavia, il maltempo costrinse a rinviare la sfilata al sabato.

Il successo della riforma portò, nel 1839, alla partecipazione dei primi gruppi provinciali, tra cui la banda di Povegliano e i carri di San Giovanni Lupatoto, Quinzano, Chievo, Montorio e Tomba. Negli anni successivi la festa continuò a crescere con l'inserimento della banda civica nel 1840 e, dal 1843, con la rappresentazione di fatti storici durante il corteo. Questa rinascita subì però bruschi arresti a causa delle tensioni politiche: nel 1848 la Prima guerra d'indipendenza interruppe i festeggiamenti fino al 1857, quando il Carnevale riprese eccezionalmente per la visita dell'imperatore Francesco Giuseppe e della moglie Sissi, per poi spegnersi nuovamente nel 1859. Andrea Toffaletti