Il Maccheron Maggiore, o Capo dei Maccheroni, rimaneva in carica tre anni e veniva eletto da trentasei capifamiglia della contrada di San Zeno, secondo un regolamento stabilito dalle autorità per sedare i frequenti dissapori interni.
Le norme dell'epoca prevedevano che ogni triennio venissero scelti "a bussoli e palle" — un sistema di votazione segreta — ventiquattro abitanti del quartiere che si distinguessero per "buona figura" e decoro, pronti a vestire con pulizia i panni di Pulcinella. Una volta insediati, questi ventiquattro membri avevano la facoltà di nominarne altri dodici, anche con rotazione annuale, permettendo in casi eccezionali il subentro di parenti per malattia o decesso.
Il codice di comportamento era rigoroso: chiunque alimentasse risse o non mantenesse un contegno degno durante il Bacanal veniva radiato e non poteva essere "ribalottato", ovvero rieletto, per i sei anni successivi. Tra i trentasei componenti finali veniva eletto, sempre tramite scrutinio segreto, il Maccheron Maggiore. La sacralità del ruolo era garantita anche dalla conservazione degli atti: il notaio registrava ogni decisione su appositi libri, che venivano poi consegnati al Reverendo Padre pro tempore e custoditi in un armadio protetto da una chiave, tenuta in consegna dal Maccherone più anziano. Andrea Toffaletti