Dopo un lungo periodo di crisi durato più di vent'anni, il 1923 segnò la sfolgorante rinascita del Carnevale veronese, accolta con un entusiasmo senza precedenti.

Il fulcro dei festeggiamenti divenne l'Arena, dove oltre 15.000 persone assistettero al ritorno del corteo e al concorso dei carri, valutati da una giuria d'eccezione che comprendeva il professor Antonio Avena, il conte Orti Manara e il celebre pittore Angelo Dall'Oca Bianca. Nello stesso anno fu istituito il concorso della Reginetta di Verona, che vedeva la partecipazione di fanciulle provenienti da ogni rione della città, portando una ventata di freschezza e bellezza alla manifestazione.

Un contributo fondamentale a questo nuovo slancio arrivò dal mondo studentesco, che partecipò con carri dedicati alle diverse facoltà e con l'ironico carro dei "discoli", rappresentati simbolicamente dalla figura di un "musso" (asino). Questo momento d'oro, sostenuto da intellettuali e poeti, proseguì fino al 1931 trasformando il Carnevale in un vero spettacolo di massa capace di coinvolgere l'intera cittadinanza. Ogni carro veniva realizzato a tema libero e accompagnato da una poesia scritta appositamente per l'occasione e poi musicata. Tra le opere più significative di quegli anni spicca l'inno al Sire del 1927, nato dalla penna di Berto Barbarani e Gianni Monicelli, che risuonò tra le arcate dell'Arena durante la solenne e suggestiva cerimonia dell'incoronazione. Andrea Toffaletti