La tomba di Tomaso da Vico nella foto si trova tra la basilica di San Zeno e la Chiesa di San Procolo, colui che, secondo la tradizione popolare, donò i suoi beni per celebrare il Venerdì Gnocolàr.
Poco più in là possiamo notare la "tavola dei pitochi", dove un tempo venivano dispensati gli gnocchi a dodici poveri della contrada di San Zeno a spese dell'Abate, dei signori del tempo e, si dice, dello stesso Tomaso. Ma chi era realmente quest'uomo e cosa custodisce il suo testamento? Tomaso era un medico residente nella contrada di San Pietro Incarnario, personalità di spicco nella Verona del Cinquecento. Sebbene i sanzenati tramandino che nel giugno 1531 egli distribuì viveri per sedare una rivolta causata dalla carestia, i documenti dell'Archivio di Stato smentiscono il mito: a quella data Tomaso era già morto da quattro mesi. Il suo testamento, infatti, nomina come unico erede il figlio Marcantonio e non contiene alcun riferimento a lasciti per il carnevale o per la distribuzione di gnocchi. Il suo ultimo desiderio fu semplicemente quello di essere sepolto vicino a San Zeno dove un tempo esisteva una "coppa", lasciandoci così il ritratto di un uomo facoltoso la cui reale generosità è stata, nel tempo, romanticamente reinventata dal popolo veronese. Andrea Toffaletti