Porto San Pancrazio: tra la Fede di San Gualfardo e il Regno di Saltucchio - Nel panorama del folklore veronese, le figure di Re Saltucchio e della Regina Caterina rappresentano l’anima leggendaria del quartiere di Porto San Pancrazio.

Queste maschere videro la luce nel 1952, nate dalle ricerche del poeta Mario Marcolini, il quale scelse di ridare vita a un’antica cronaca del 1622.

Il mito narra che i due sovrani dimorassero proprio in questa zona, che un tempo si presentava come un ambiente palustre popolato da infinite schiere di rane. Il legame tra la maschera e il territorio è profondo e radicato nella storia: poco prima del Lazzaretto, sorge infatti la preziosa Chiesetta romanica di Porto San Pancrazio, edificata probabilmente nell'XI secolo in una località anticamente chiamata Saltuclo (o Saltecchio, dal latino Saltus, ovvero boschetto o piccola cascata), termine che ha dato origine al nome "Saltucchio".

La chiesetta, parte di un suggestivo complesso a corte, era originariamente dedicata ai Santi Mammaso, Nereo, Achilleo e Pancrazio, sebbene oggi resti vivo solo il culto di quest'ultimo. Proprio nei pressi di questo edificio, intorno all'anno 1100, si ritirò a vita eremitica Gualfardo, un sellaio originario di Augusta che aveva esercitato con successo il suo mestiere a Verona.

Dopo vent'anni di isolamento, fu scoperto casualmente da alcuni barcaioli e, acclamato come santo dalla pietà popolare, fu riportato in città. Gualfardo visse i suoi ultimi anni tra San Pietro in Monastero, la SS. Trinità e San Salvatore Corte Regia. Oggi, San Gualfardo è il patrono dei sellai e riposa nella chiesa di San Fermo Maggiore, presso l'ultimo altare a destra prima del transetto.


Durante le sfilate di Carnevale, la famiglia reale di Saltucchio è seguita da un festoso corteo di paggetti e gatti, un richiamo simbolico al celebre “buso del gato”, luogo iconico del Porto. Attraverso i suoi sovrani, le pietre millenarie e la memoria dei suoi santi, Porto San Pancrazio celebra così la propria identità: un intreccio perfetto tra fede, storia e la gioiosa vivacità della tradizione popolare.Andrea Toffaletti